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Sul web siamo inter pares. Due casi da cui imparare

Sul web siamo <i>inter pares</i>. Due casi da cui imparare

Essere è comunicare, dicono alcuni. Nella comunicazione, che è sempre uno scambio interattivo tra due o più partecipanti, avviene infatti la definizione della realtà che ci circonda e dell’identità di chi comunica. Siamo stati abituati, per quanto riguarda l’interazione pubblica, alla prevalenza della comunicazione asimmetrica: da un lato chi si pone al di sopra delle parti, dall’alto della televisione o della carta stampata; dall’altro chi legge, ascolta e commenta tra i suoi pari, senza che questi commenti ritornino all’orecchio di chi sta sopra.

Le nuove tecnologie e la rivoluzione del web hanno cambiato le carte in tavola: nel social web – quello fatto da blog e social network – tutti hanno la medesima dignità e, potenzialmente, la medesima visibilità. La trasformazione è talmente profonda che si è estesa al di fuori di internet dove le resistenze al cambiamento si fanno sentire, goffe e violente, con tentativi di conservare vecchie logiche ormai non più sostenibili. In questo contesto le aziende devono imparare nuovamente a comunicare, senza inventare niente ma semplicemente imparando ad usare i nuovi strumenti multimediali per comunicare la propria identità.

Brescia è stata recentemente sotto l’attenzione mediatica per due casi che offrono spunti interessanti sull’argomento. Il primo è quello della palestra Squashmania che, senza alcun preavviso per clienti e dipendenti, ha chiuso i battenti dichiarando fallimento. Emblematico è l’atto del titolare di oscurare la pagina facebook e di rimuovere il foglio di carta, lasciato sulla porta della palestra da un abbonato arrabbiato, che invitava tutti gli utenti ad unirsi al gruppo rimborsi squashmania – foglio che tuttavia era già stato fotografato con uno smarthpone e condiviso sui blog. La notizia è quindi rimbalzata tra web e carta stampata ed ora si parla di class action. Triste nota a margine, non sono mancati gli approfittatori che hanno cercato di sfruttare la situazione proponendo offerte commerciali per altre palestre: tutti smascherati e puniti dalla community.

Il secondo caso è quello del #poernano: una giornalista fraintende i meccanismi del social web, risponde sgarbatamente agli utenti e finisce travolta dall’onda mediatica – qui la storia con i tweet più rilevanti. In questo caso il web è stato ancora più determinante, dato che lo scivolone è partito proprio da twitter. La community, fatta da utenti che interagiscono inter pares, ha prontamente smascherato le logiche di potere alla “Lei non sa chi sono io” attirando anche l’attenzione dei media tradizionali. Anche in questo caso molti hanno cercare di cavalcare l’onda per guadagnare visibilità, dai semplici spammer a chi si è fatto portatore dei valori del #poernano.

Da entrambe i casi è importane trarre due insegnamenti: 1) Le aziende non possono permettersi di gestire i social media senza conoscere i meccanismi di funzionamento dei diversi canali, da coordinare in modo strategico. 2) Le community sono fatte dalle persone che creano e condividono momenti di smart networking tra pari, online e offline: chi viveva la palestra e si è ritrovato su Facebook nel caso di Squashmania; chi vive la blogsfera e si incontra alle conferenze nel caso #poernano – particolarmente significativa la community WEBdeBS, cuore del web bresciano.

Il tempo in cui chi ha il potere si pone al di sopra delle parti, per cavalcare e manovrare l’opinione pubblica, sta finendo e il social web è un potente acceleratore di questo cambiamento. Oggi, come e più di prima, tutti sono chiamati ad assumersi la responsabilità di ciò che dicono e fanno. A noi il dovere di essere umili, sinceri e trasparenti: dalla community e per la community.


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